“Al-Qaeda per il Maghreb Islamico” è una delle cellule più efficienti nella galassia del terrore che fa capo a Osama bin Laben. La sua sigla, Aqmi, viene spesso indicata come il cartello che ha riunito i gruppi jihadisti attivi nel nord Africa negli ultimi anni. L’organizzazione ha avuto il riconoscimento formale da parte del numero 2 di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, alla fine del 2006 ed è nata dalla unificazione dei “Gruppi salafiti per la predicazione e il combattimento” (Gspc) operativi in Algeria, Marocco e Tunisia. Aqmi poi ha aperto un canale di dialogo con il Lybian Salafist Islamic Group, l’Egyptian Jihad e altri gruppi fondamentalisti presenti nel quadrante nordafricano. La partnership con i libici e gli egiziani tuttavia resta volutamente collaterale. L’obiettivo di Aqmi è concentrato sulla destabilizzazione del Maghreb e, in un secondo momento, nel coinvolgimento delle regioni limitrofe: Sahel e Africa sub sahariana. La tattica del gruppo è impostata sulle relazioni che gli uomini dell’Aqmi riescono a stringere con alcune tribù berbere, principalmente i tuareg e i leggendari hommes bleus nel Sahara. Al-Qaeda vede in questa regione del continente africano un’opportunità di diffusione delle proprie idee fondamentaliste, potenzialmente esportabili in Europa grazie ai flussi migratori. L’area è inoltre coinvolta in una serie di importanti interessi energetici la economia e l’industria internazionali. I giacimenti di gas e petrolio in Nigeria e Algeria e quelli di uranio in Niger e Ciad – tuttora solo parzialmente sfruttati – costituiscono il vero obiettivo di Aqmi.
Pubblicato su liberal del 2 marzo 2010